Le parole e le persone: prontuario linguistico

Usare un linguaggio corretto e rispettoso di ogni tipo di condizione è fondamentale sempre, ancora di più quando si comunica sulle cosiddette "categorie deboli", cioè tutte le categorie di persone o gruppi di persone a rischio discriminazione. Deve accadere dunque anche per quanto riguarda la disabilità e tutto ciò che è intorno a essa. Di seguito ecco un glossario per aiutare a utilizzare i termini corretti, preceduto da brevi considerazioni per comprendere meglio il motivo della scelta di alcune parole invece di altre.

Persona – Fondamentale: al centro è la persona (la bambina, il ragazzo, l'uomo, la donna ecc.), la sua condizione, se servisse indicarla, viene dopo. Ecco dunque che il termine corretto per indicare chi vive in condizione di disabilità è proprio questo: persona con disabilità. Il resto viene di conseguenza. La persona (la bambina, il bambino, la ragazza, il ragazzo, l'uomo, la donna, l'atleta ecc.), dunque, al primo posto. Gli anglosassoni usano la definizione "people-firt language", il linguaggio che mette la persona in primo piano. Questa è una delle indicazioni fondamentali che giungono dalla "Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità" (New York, 25 agosto 2006, ratificata, e quindi legge, dallo Stato Italiano), che utilizza appunto questi termini. Non disabile, come spesso viene usato. Utilizzabile, invece, "disabili" al plurale, anche se sarebbe meglio evitarlo, proprio perché si sta indicando una categoria a rischio stigma e si potrebbe incorrere in generalizzazioni negative: comunque, si indica un gruppo proprio per una sua caratteristica particolare (in questo caso la disabilità), come accade per gli scolari o i politici. Nemmeno dunque altri termini: handicappato (ormai desueto e non utilizzato), portatore di handicap (come se avesse quel fardello, l'handicap, da portarsi appresso), invalido. Soffermiamoci su "invalido": troppe volte è utilizzata questa parola, specie in ambito legislativo, ma non solo. Letteralmente: una persona che non è valida. Il 10 per cento della popolazione mondiale (stima per difetto) ha una disabilità, quindi non è valido. "Diversamente abile" o "diversabile" (dall'inglese "differently abled" rilanciato in Italia da Claudio Imprudente, animatore storico del Centro Documentazione handicap di Bologna, le cui riflessioni sono comunque sempre interessanti) hanno avuto forse una valenza anni fa, ora non più. La diversità è caratteristica di ognuno, non legata in particolare alla disabilità. Se si parla di sport, atleti paralimpici è consigliabile, anche riferito a quegli sport che non sono presenti alla Paralimpiade, almeno in italiano. Nel mondo, il Comitato Paralimpico Internazionale ha fatto scelte diverse (è termine usato solo per chi ha partecipato ai Giochi Paralimpici), ma in questo ambito non ha senso ora soffermarvisi.

Abilità – è la parola chiave del cambiamento. In questo la comunicazione e il linguaggio corretto diventa fondamentale. La cultura delle abilità: cominciamo a entrare in questo modo di pensare la società. Le abilità in primo piano. Non ci sono disabili, ma solo abili, ognuno per la propria condizione. Guardare le abilità vuol dire uscire dal pregiudizio. Esaltare la persona nella pienezza della sua esistenza. L'arte e lo sport sono i due ambiti principali dove questo avviene in maniera più evidente che in altri. Semplificando molto alcuni passaggi temporali, nel secolo scorso si è transitati dalla cultura della disabilità (riconosco che all’interno della società vi sia la disabilità e che vi siano persone che vivono questa condizione) a quella dell'integrazione (cerco di fare in modo che chi ha disabilità sia inserito all’interno del contesto sociale) e successivamente dell’inclusione (a chi ha disabilità sono riconosciuti pari diritti e pari opportunità di qualsiasi altra persona, anche se la società non è costruita per chi ha disabilità). Ora l'obiettivo è entrare nella cultura delle abilità: guardare alle abilità delle persone, ognuna nella sua condizione e con la sua diversità. In questo modo, si valorizza la persona così come essa è e per quello che può esprimere: ognuno, secondo la sua condizione e possibilità, è risorsa per la comunità. Ecco il passaggio che la società deve fare: eliminare le parole disabilità, integrazione, inclusione. Pensare e guardare alle abilità, quelle di ognuno secondo le sue capacità. Un grande messaggio culturale e sociale. Cogliamolo per cambiare il mondo.

Regole – Non esistono regole particolari, ma alcune indicazioni fondamentali sono da tenere presenti. Quella che poi è importante ricordare è: agire in modo naturale. Sarà chi ha una disabilità a indicare se è a disagio o ha bisogno di aiuto, altrimenti senza farsi problemi si godano compagnia e conversazione. Solo altre brevi indicazioni iniziali, che sintetizzano quanto espresso in precedenza e valgono comunque in generale sulle categorie a rischio discriminazione.

  • La persona al primo posto, la sua condizione, se necessario indicarla, poi
  • Non sostantivare gli aggettivi. Si rischia di indicare una persona soltanto per quella sua condizione. Si confonde una parte con il tutto. Chiaramente non è così. Banale da esemplificare: una persona cieca e non un cieco/a
  • Modificare il discorso quando si parla insieme a una persona con disabilità o questa è presente sarebbe discriminatorio. è importante agire normalmente, senza essere imbarazzati se capita di utilizzare espressioni di uso comune (come, appunto, "Hai visto?" a chi è cieco o "dai, meglio correre" a chi usa una carrozzina). Nessuno, con disabilità o no, vuole essere visto con pietà, compassione, carità. Dire a una persona cieca: "Ci vediamo dopo?" oppure a una in carrozzina: "Fai un salto qui" è corretto, anzi, si è invitati a farlo.
  • Cercare di usare un linguaggio neutro, ovvero che non enfatizzi in positivo o in negativo la condizione della persona. Non esistono "poverini, sfortunati" e via dicendo e non esistono, di primo acchito, "eroi, persone straordinarie" ed affini per il solo essere in condizione di disabilità

Glossario – Le parole possono proiettare un'immagine sbagliata, falsa e/o possono urtare le persone. Le parole e il modo di dirle sono importanti. La lista che segue (in neretto le parole e i termini da evitare e quelli con cui sostituirli, in altri casi si tratta di indicazioni) non è esaustiva e non può esserlo, vuole solo mostrare una terminologia più appropriata, partendo dalla "Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità". Bisogna tenere presente che il dibattito intorno al linguaggio è sempre molto vivo e anche le indicazioni date sono in continua evoluzione. Occorre, come sempre, fare attenzione anche al contesto e alle eventuali traduzioni. In generale, può essere importante ricordare che la disabilità è una caratteristica o una situazione di vita, ma non sostituisce la vita. La vita mostra di essere più forte di ogni tipo di disabilità.

In neretto le parole e i termini da evitare e quelli con cui sostituirli, in altri casi si tratta di indicazioni.

DA EVITARE

Un handicappato
Una persona handicappata
Un disabile, un diversamente abile
Una persona disabile
Una persona diversamente abile

DA USARE

Una persona con una disabilità o con disabilità
(prima di tutto si è una persona, una ragazza, un ragazzo, una bambina, un bambino, un atleta ecc. Metti la persona al primo posto invece che riferirti solo alla sua disabilità)

DA EVITARE

Handicappato fisico
Handicappato mentale

DA USARE

Persona con una disabilità fisica
Persona con una disabilità intellettiva o relazionale

DA EVITARE

Persona normale

DA USARE

Persona normodotata (preferibilmente) o non disabile (se è necessario sottolinearlo) o persona che non ha disabilità o senza disabilità (scelte più neutre)

DA EVITARE

Un paraplegico, un tetraplegico

DA USARE

Una persona con paraplegia, tetraplegia

DA EVITARE

Un cieco

DA USARE

Una persona non vedente è accettato, ma, poiché parte da una negazione, meglio una persona cieca.
Per chi ha un residuo visivo usare: persona ipovedente.
La traduzione del termine inglese “visually impaired”, menomato nella vista, in italiano è peggiorativa

DA EVITARE

Un ritardato
Un Down, una persona Down,
mongolo,
mongoloide

DA USARE

Una persona con disabilità intellettiva o relazionale
(non esistono persone ritardate e non esiste il ritardo mentale)
Una persona con sindrome di Down
(condizione genetica e non malattia)

DA EVITARE

Anormale, subnormale, difettoso, deforme
(sono termini negativi, da non usare mai: feriscono la dignità della persona e fanno pensare che non si possa mai migliorare la condizione)

DA USARE

Specifica la disabilità
(evitare descrizioni che possano / abbiano come fine quello di impietosire)

DA EVITARE

Spastico
Cerebroleso

DA USARE

Persona con una paralisi cerebrale
Persona cerebrolesa
(si tratta di una disabilità fisica)

DA EVITARE

Afflitto da
(le persone con una disabilità non devono essere viste o considerate come afflitte da qualcosa. Questo termine presuppone sofferenza e ridotta qualità della vita)

DA USARE

Una persona con …(disabilità)

DA EVITARE

Confinato oppure relegato in carrozzina

DA USARE

Usa una carrozzina
(la carrozzina aiuta a muoversi e non limita)

DA EVITARE

Menomato oppure invalido oppure storpio
(si mostra una immagine negativa di un corpo brutto e sgradevole; ognuno di noi ha dei difetti fisici)

DA USARE

Con una disabilità fisica

DA EVITARE

Malattia , utilizzandolo in ugual significato a disabilità (molte disabilità, come le lesioni e/o paralisi cerebrali o la paraplegia, possono fra l’altro non essere causate da malattia)

DA USARE

Disabilità o condizione o indebolimento

DA EVITARE

Carrozzella (la guidano i cavalli)

DA USARE

Carrozzina o sedia con ruote

DA EVITARE

Tronco o moncone
(è un termine che porta a pensare che l’arto di una persona sia stato tagliato come fosse il ramo di un albero)

DA USARE

Una persona amputata o con una amputazione
amputazione

DA EVITARE

Sofferente per, sofferenza
(una persona con disabilità non è per forza sofferente)

DA USARE

Persona con… (disabilità)

DA EVITARE

Disabili
Disabili (non è un termine offensivo, ma inserisce tutte le persone con una disabilità in un gruppo, come non fossero inserite nella società e come fossero ripiegate su sé stesse; è utilizzabile, ma sarebbe meglio evitarlo)
Diversamente abili

DA USARE

E’ accettato, come per altri ambiti, ma, essendo riferito a una categoria debole, si potrebbe evitare per non incorrere in generalizzazioni. Meglio:
Persone con disabilità
Persone con una disabilità
In ambito sportivo: Paralimpici (in questo caso, usato in positivo e al plurale, è utilizzabile anche come sostantivo, poiché identifica un gruppo: quello di atleti o persone con una disabilità che praticano sport)

DA EVITARE

Vittima
(le persone con disabilità non sono necessariamente vittime e non è giusto farle percepire come tali)

DA USARE

Persona con… (disabilità)

DA EVITARE

Sordo
Sordomuto

DA USARE

Persona sorda (i sordomuti non esistono) o persona con anacusia o persona anacusica.
Vale anche la locuzione persona ipoacusica, soprattutto per coloro che hanno residuo uditivo

DA EVITARE

Linguaggio dei segni

DA USARE

Lingua dei segni italiana (Lis)
(la lingua dei segni è una vera e propria lingua, con traduttori specifici)

DA EVITARE

Nano
Affetto da...

DA USARE

Persona nana o persona con nanismo (non usare: affetto da).
Usare anche persona con acondroplasia o persona con pseudoacondroplasia (secondo la condizione) se si è certi che la condizione sia dovuta a tale condizione genetica. Si può anche usare persona con bassa statura, anche se in italiano non è diffuso